Roma, 20 dicembre 2025 – Nel corso dell’esame parlamentare della Legge di Bilancio, è stato scongiurato il taglio ai fondi destinati alle emittenti televisive e radiofoniche locali. La conferma arriva da un subemendamento presentato dalla Lega e riformulato dal Ministero dell’Economia, che ha ripristinato integralmente le risorse inizialmente a rischio.
La misura interviene dopo mesi di forte preoccupazione nel settore, aggravata dalle ipotesi di riduzione dei contributi per il triennio 2026-2028, che avrebbero comportato un taglio di circa 20 milioni di euro l’anno. Le associazioni di categoria avevano lanciato l’allarme già durante l’estate, denunciando l’impatto potenzialmente devastante sul pluralismo informativo e sulla sostenibilità economica delle emittenti locali.
Secondo i senatori Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, e Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della Commissione Attività produttive, l’intervento «rafforza il pluralismo dell’informazione sui territori e tutela un settore strategico per l’informazione di prossimità, la coesione sociale e la difesa delle identità locali».
Le TV locali – ricordano i parlamentari – rappresentano spesso l’unico presidio informativo nelle aree interne e nei piccoli Comuni, garantendo un servizio pubblico essenziale. Il ripristino dei fondi assicura stabilità a un comparto già messo alla prova dai costi della transizione tecnologica, dal passaggio al digitale di nuova generazione e dalla contrazione del mercato pubblicitario.
Il provvedimento si inserisce in un quadro più ampio di richieste avanzate da editori e associazioni, che nelle scorse settimane avevano sollecitato il Parlamento a evitare ulteriori tagli dopo quelli già contestati nel 2024 e poi neutralizzati dal MIMIT.
Il subemendamento approvato consente dunque di mantenere invariati i contributi previsti dal DPR 146/2017, garantendo continuità alle imprese editoriali locali e ai lavoratori del settore. «Difendere le TV locali significa difendere il diritto dei cittadini a un’informazione libera, pluralista e radicata nei territori», sottolineano Romeo e Bergesio.
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