Laura Betti, l'artista ribelle

Laura Betti, l’artista ribelle

Uno Speciale in quindici puntate

Il canale digitale Rai Radio Techete’ dedica, a partire dal 24 febbraio, alle 17.00 e alle 19.00, uno Speciale in quindici puntate a Laura Betti, una delle donne più affascinanti e controverse della cultura italiana del secondo Novecento, nata a Casalecchio di Reno, Bologna, il primo maggio del 1927 e scomparsa a Roma il 31 luglio del 2004.
Attrice, cantante, regista, la Betti esordisce nello spettacolo come interprete di brani jazz e, dopo una breve esperienza nel cabaret in coppia con Walter Chiari ne “I saltimbanchi”, nel 1955 debutta in teatro ne “Il crogiuolo” di Arthur Miller diretta da Luchino Visconti, che le consiglia di cambiare il suo vero cognome, Trombetti, in Betti. La sua carriera prende subito il volo e nel ’60 realizza un recital di canzoni “Giro a vuoto” con testi scritti dai più importanti intellettuali dell’epoca: Ennio Flaiano, Giorgio Bassani, Camilla Cederna, Goffredo Parise, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, con cui stringe un forte legame di amicizia, tant’è che dopo la morte tragica dello scrittore e regista, diventa la custode della sua opera, creando nel 1983 a Roma il Fondo Pier Paolo Pasolini che dirigerà per vent’anni. Lo Speciale dei Teatri alla radio, a cura di Silvana Matarazzo, si propone di offrire, attraverso materiali d’archivio, brani recitati da Laura Betti e interviste da lei rilasciate, uno spaccato della sua vita e del suo lavoro, a partire dalle interpretazioni radiofoniche e teatrali per arrivare a quelle  cinematografiche, diretta  da registi illustri come Fellini, Bertolucci, Bellocchio e Pasolini che, in “Teorema”, le affidò il ruolo della serva Emilia con cui vinse la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1968. Ad arricchire il ritratto di una donna che ha saputo affermarsi come simbolo di anticonformismo e passione civile e artistica, ci saranno le interviste realizzate per l’occasione agli scrittori e critici letterari Renzo Paris, che di recente ha pubblicato per le edizioni Elliot “Madame Betti”, e a Emanuele Trevi, autore di “Qualcosa di scritto”, che racconta la sua esperienza giovanile al Fondo Pasolini alle prese con una donna debordante, a tratti aggressiva. Infine, Roberto Chiesi, critico cinematografico e responsabile del Centro Studi – Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna, creato da Laura Betti nel 2003 per trasferirvi la documentazione raccolta dal Fondo in vent’anni, ricorda con commozione una donna sensibile, sofferente, dietro l’apparente durezza, ma resistente ad oltranza, animata da “una disperata vitalità”, come recita una delle poesie di Pasolini che lei amava molto.

Redazione

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