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Origine del desiderio di eternità dei Sapiens
Mura megalitiche, piramidi, templi e colossali muraglie: le grandi opere sono il modo con cui i Sapiens hanno cercato di lasciare un segno eterno. La puntata “Come si costruisce la storia” di Sapiens – Un solo Pianeta, in onda mercoledì 12 agosto alle 21.20 su Rai 5, analizza questo impulso millenario attraverso luoghi simbolo e scelte che hanno cambiato il destino dei territori.
Abu Simbel: il monumento che sfida il tempo
Il viaggio parte dall’Egitto, con il complesso monumentale di Abu Simbel, costruito dal faraone Ramses II a partire dal 1264 a.C. Gli Egiziani furono tra i più avanzati costruttori dell’antichità: tecniche ingegneristiche, organizzazione del lavoro e capacità di modellare la pietra hanno alimentato, nei secoli, ipotesi fantasiose come l’intervento di civiltà extraterrestri, tutte smentite dalla ricerca archeologica.
Le masse popolari che parteciparono alla costruzione erano spinte da un forte senso religioso e collettivo: edificare significava servire le divinità e contribuire alla grandezza del regno.
Il salvataggio di Abu Simbel negli anni Sessanta
Negli anni ’60, il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser avviò la costruzione della diga di Assuan, una delle opere idrauliche più imponenti del Novecento. La diga generò il lago Nasser, il secondo bacino artificiale più grande del mondo, garantendo acqua per l’agricoltura ed energia idroelettrica.
Ma l’area destinata all’allagamento comprendeva Abu Simbel. Per salvarlo, tra il 1964 e il 1968, un’équipe internazionale guidata dall’ingegnere italiano Piero Gazzola smontò i templi in blocchi e li ricostruì più in alto, rispettando orientamento, proporzioni e struttura originale. Un’impresa ingegneristica senza precedenti, documentata dall’UNESCO.
Il canale di Panama: un sogno lungo cinque secoli
All’inizio del Novecento vide la luce un’altra opera visionaria: il canale di Panama. Progettato dai Francesi e completato dagli Stati Uniti nel 1914 sotto Theodore Roosevelt, realizzò il sogno – coltivato sin dal XV secolo – di collegare Atlantico e Pacifico, rivoluzionando rotte commerciali e geopolitica mondiale.
Il prezzo delle grandi opere
Le opere monumentali portano benefici, ma spesso presentano costi sociali e ambientali elevati:
- Diga di Assuan — 90.000 contadini nubiani furono costretti ad abbandonare le loro terre. Il blocco dei sedimenti del Nilo ha ridotto la fertilità naturale del suolo, aumentando l’uso di concimi chimici e impedendo il ripascimento del delta.
- Vajont (1963) — una gestione errata del rischio idrogeologico trasformò un progetto idroelettrico in una tragedia con 1.910 vittime.
- Ponte Morandi (2018) — il crollo evidenziò criticità nella manutenzione delle infrastrutture moderne.
Secondo studi pubblicati su Nature, la massa totale delle opere umane ha ormai superato la biomassa del pianeta: un segnale della portata dell’impatto antropico.
Dalla bellezza all’utilità: un cambio di paradigma
Gli Antichi costruivano per l’eternità, la bellezza e il sacro. I Sapiens moderni privilegiano utilità ed economia, spesso senza valutare pienamente le conseguenze a lungo termine. Le grandi opere continuano a modellare il pianeta, ma non sempre generano ricchezza diffusa o sostenibilità.
Dove vedere la puntata
Sapiens – Un solo Pianeta è disponibile anche su RaiPlay.