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Malagò certifica il calo dei ricavi tv della Serie A
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Il quadro presentato in Senato
Giovanni Malagò, presidente della Figc, durante l’audizione in commissione Cultura del Senato sul ddl di Riforma del calcio, ha confermato ciò che da mesi circola negli ambienti televisivi e sportivi: il prossimo bando per i diritti tv della Serie A porterà meno soldi rispetto al ciclo attuale.
Una riduzione attesa, spiegata da Malagò con una serie di fattori:
- saturazione del mercato interno, dove la crescita degli abbonamenti ha raggiunto un limite fisiologico;
- concorrenza di altre discipline che sottraggono pubblico e investimenti;
- scenario internazionale complesso, con la stessa Premier League che registra aumenti dei ricavi soprattutto all’estero, non nel mercato domestico.
Secondo dati elaborati da Deloitte e KPMG nel 2024–2025, il valore dei diritti tv domestici della Serie A è già sceso sotto i 2,8 miliardi nel triennio, mentre la Premier League ha mantenuto stabilmente oltre 3,5 miliardi, ma con un rallentamento del mercato UK.
La proposta: una percentuale sulle scommesse per finanziare il sistema calcio
Malagò ha rilanciato un tema storico: far versare ai concessionari delle reti di scommesse una percentuale delle puntate sul calcio, da destinare direttamente al sistema sportivo.
Il ddl Marcheschi propone il 2%, cifra che secondo il presidente Figc “sistemerebbe tutto e darebbe tranquillità”. Malagò ha però chiesto di aggiornare il riferimento normativo agli “Ex Totocalcio”, perché oggi il mercato è dominato da reti di concessionari privati che gestiscono volumi di scommesse molto più elevati.
Il principio, ha spiegato, è già applicato in diversi Paesi: quando si scommette su un evento sportivo, una quota torna agli organizzatori o alle federazioni, contribuendo a infrastrutture, vivai e investimenti tecnici.
Antipirateria: “Il fondo deve andare quasi tutto al calcio”
Il presidente Figc ha chiesto di modificare il ddl anche sul fronte antipirateria. Il testo attuale destina solo il 10% del fondo alimentato dalle sanzioni Agcom ai settori giovanili.
Malagò ha definito la quota insufficiente:
“Una volta requisiti questi fondi, non capisco perché qualcun altro debba beneficiarne. Devono andare quasi per intero al sistema calcio”.
Secondo dati Agcom 2025, la pirateria sportiva in Italia ha generato oltre 300 milioni di danni annui, con un aumento del 18% rispetto al 2023. Le piattaforme illegali sono cresciute anche in Paesi considerati “rigorosi”, conferma Malagò, e la Guardia di Finanza non dispone ancora di strumenti adeguati per contrastare il fenomeno.
Tre norme che limitano l’autonomia sportiva
Malagò ha poi segnalato tre punti critici del ddl:
- obbligatorietà della convocazione in Primavera per i calciatori formati da almeno tre anni: “Si può incentivare, non imporre”.
- riduzione delle società professionistiche: “Non si può intervenire con un colpo politico”.
- premialità per chi utilizza under 23: misura condivisibile, ma non da inserire per legge.
Punto di vista BlogSocialTv
La fotografia scattata da Malagò è chiara: meno diritti tv significa meno ricavi per le emittenti, che a loro volta dovranno rivedere investimenti, palinsesti e strategie editoriali. Meno ricavi comportano inevitabilmente tagli alle spese, riduzione dei budget per produzioni originali, minori investimenti tecnologici e un ulteriore irrigidimento del mercato pubblicitario.
Il sistema calcio e il sistema televisivo sono legati da un rapporto simbiotico: se uno si indebolisce, l’altro ne risente immediatamente. La riforma dovrà tenere conto di questo equilibrio, perché il prossimo bando tv rischia di segnare un nuovo punto di svolta per l’intero settore.
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